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Giochi di ruolo, I ruoli in gioco

STORIA DI UN PROGETTO
ARCHETIPI E MASCHERE, UN RUOLO IN GIOCO, I GIOCHI DI RUOLO.
chi sono io?
tendenzialmente rispondiamo a questa domanda con degli aggettivi, delle etichette: sono una donna, sono una mamma, sono un educatrice, sono una moglie, sono una counslor, sono una persona libera, sono impegnata. Sono una persona materiale o sono una persona spirituale.
Andiamo così continuamene a CATEGORIZZARE tramite delle etichette preconfezionate il nostro modo di Agire e confondiamo il nostro RUOLO con la maschera, talvolta viviamo l’esperienza di separazione.
Quante volte ci capita di essere diversi in base al contesto in cui agiamo?
Così a seguito dell’aspettativa che crediamo che L’altro riversi su di noi AGIAMO un comportamento un modo di essere, INSOMMA giochiamo un ruolo.
Il ruolo lo giochiamo anche con il corpo, la maschera oltre che essere comportamentale si struttura su di noi e va da se che se vado in un ashram mi metto un vestito indiano, se vado in discoteca la minigonna e se sono in casa probabilmente la Tuta, norme imposte dall’ ettichetta, dal mondo formale che ci da struttura, ma se fosse possibile creare la nostra struttura interna, senza andar fuori, STARE NEL BUIO ESTERNO ed essere semplicemente sempre e solo noi, OLTRE.
IL PRIMO PASSO RICONOSCERE I RUOLI E I GIOCHI DI RUOLO CHE VIVIAMO IN QUANTO PERSONE, sappiamo già che la parola persona, vuol dire maschera e se questa maschera invece di essere cucita alle aspettative altrui rapresentasse noi o ALMENO SE noi fossimo consapevoli che in quel momento stiamo agendo una maschera, una parte di noi ma non siamo solo quello ma lo stiamo agendo. Sarebbe il primo passo verso l’autenticità.
L’esperienza di questi giorni, a partire dalla #cenanelbuoi con Stefania che ha “messo in luce ” nel buoi la mia essenza, l’esperienza con Amma che mi ha fatto vedere le stanze del mio appartamento PERSONA in cui ancor oggi mi sveglio e gioco ruoli diversi, mi ha fatto comprendere che Uso ancora molte maschere, ma pian piano queste si fanno riconoscere e i muri stanno cercando di trasformarsi in cartongesso, pian piano con costanza TUTTO DIVENTERà UNO..
i workshop su #archetipiemaschere hanno lo scopo di portarvi mondo in cui ho fatto esperienza e vi garantisco, quando si apre una finestra e si sente l’aria fresca nessuno vuol più sentire il caldo della maschera. Cosi vi racconto il perchè del progetto e mia auguro che presto possiate venir con noi a respirare aria fresca e vedervi così proprio come siete, senza essere qualcosa che gli ALTRI SI ASPETTANO.

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Noi, Loro.

http://wp.me/p81Y2v-7N

Giochiamo? Ognuno aggiunge un pezzo a questo noi.. Con un messaggio di Unione e amore? 

Noi, Loro.

Noi che non vogliamo lo straniero ma siamo i primi a farci la guerra.

Noi che quando uno ha un posto migliore è perché ha rubato o certo è stato raccomandato.

Noi che se lei è più bella è sicuramente finta.

Noi che l occasione fa l uomo ladro.

Noi che se possiamo saltiamo la fila

Noi che quando c è una partita di pallone l altra squadra è il nemico da combattere.

Noi che conta solo l apparire

Noi che ci piace avere ogni cosa.

Noi che qualcuno muore e lo filmiamo con il telefonino.

Noi che vediamo una donna massacrata e.. Se l è cercata.

Noi che mio figlio è il migliore, guai professore.

Noi che se va bene è merito mio e se va male è colpa di tutti gli altri.

Noi che siamo i Giusti. Sapienti e depositari di cultura.

Noi che mangiamo tutti i giorni, dormiamo, ci laviamo, lavoriamo e ci lamentiamo.

Noi che non abbiamo diritto di dire nulla senza esser giudicati.

Noi che esser  Diversi ci spaventa e lottiamo per esser uguali,  a cosa poi?

Noi che ci prendiamo il diritto di dire no, tu non sei quel che sei e non puoi venire da Noi.

Noi che contiamo i disastri degli altri senza guardare i nostri.

Noi che l altro è sempre sbagliato perché così è più facile.

Noi che siam sempre meglio.

Noi che svegliamoci che se stiamo a veder le  Differenze il nemico è ovunque.

Noi che infondo non siamo ne noi ne loro.. Ma siamo tutti.

Noi che dal caos nasce la Vita.

Noi che dobbiamo imparare ad essere e a guardare nel cuore,

che poi Infondo il Cuore non ha colore né razza né ragione.

Batte, sempre, batte è irrora il corpo, funziona e da la vita..

Qualunque colore abbia la pelle che lo contiene.

Martulinagas@gmail.com.

 

 

 

 

Neve.. Continuo a pensare a te

In piena estate penso a quel rumore, difficile chiamarlo rumore preferisco chiamarlo suono, il più bello mai udito, quello della neve sotto i tuoi passi,  quello della neve quella candida è battuta, quella su cui nessuno è ancora passato, adoro cercare pezzi Intonsi e camminarci su, sentire il Candido rumore della neve e sprofondare un po

‘.. Per lasciare che altra neve cada e poter camminare in altri luoghi.. Magari già calpestati ma da un piede diverso con un peso diverso..

In altri momenti,  invece adoro sprofondarci nella neve.. Stare con lei finché non riesco a comprendere cosa sono io e cosa è lei, li mi congelo, mi mischio e mi lascio contagiare per osmosi.

Dicono che il ghiaccio sia custode dei sogni e entrando nella accogliente Madre Terra, nutre i terreni, li irradia di sogni e li trasferisce moltiplicandoli al resto del mondo.

Così in pieno agosto, cerco di camminare in terreni inesplorati, sprofondare nelle zone inedite Dell Anima..

Custode anche essa dei sogni.

MarrulinaGas

 

 

Dettagli irrilevanti ferma immagini costanti

Scatto sfuggente di dettaglio irrilevante. Spesso accade così, un dettaglio, semplice ed irrilevante per i più può  trasformare l attimo presente: uno sguardo, il modo in cui una mano carezza il viso e sposta una ciocca di capelli, il tono di voce. Un qualsiasi dettaglio è in grado di cambiare il corso del tempo presente.

Accade così,  sono i dettagli ad immortalarsi nelle immagini della mente, ognuno di essi crea  sensazione reale,  immaginata o percepita,  altri creano emozione.

L etimologia stessa della parola emozione porta a mio sentire una sofisticata energia di movimento.

Può essere brutale, forte, animale, sofisticato oppure lento e irradiante, ma pur sempre movimento, moto.

Ele continuava così un continuo soliloquio mentale, aveva fermato il secondo prima dello scatto come immagine e l emozione aveva permesso di circolare nelle più ampie e profonde sfere della propria anima.

Aveva bisogno di essere vista? Cercava nutrimento? Come mai stava permettendo a qualcuno di entrare nello spazio di se.  Non aveva alcun interesse nella apparire, essere strana permetteva ai più di confonderla tra la gente e talvolta amava essere un po’ invisibile

Amava la solitudine, godeva appieno della propria presenza e lo scambio di fatto poteva esser qualcosa di superfluo.

In un primo istante, il timore di scatenare qualcosa di incontrollabile  invadeva lo spazio della propria essenza, frastornata poteva solamente controllare la qualità della propria presenza, di per sé importante ma facilmente confondibile a tutti coloro che guardano la superficie.

Tutta colpa del dettaglio, il dettaglio della sciarpa le aveva impresso quello sguardo, aveva lasciato uno spiraglio di sguardo che mostra, una frazione di secondo aveva creato il corso Dell evento. Sperava che l occhio altrui non notasse il cambiamento, forse era solo superficie. Invece sorpresa avviene l inaspettato essere vista nella propria invisibile presenza costante.

Consapevole che i secondi di incontri animici sono incontrollabili non poteva far altro che perdere il controllo. Dire sì. Fermare l istante Dell immagine e  permettere  di cogliere la propria  essenza. Aveva già deciso, visto sentito, sfiorato, ascoltato. Avrebbe accolto prima di tutto se stessa. Creando quello spazio così ampio da diventare contenitore ed essere se oltre che qualcos’altro.

Un attimo, un mese un giorno irrilevante.

Ferma nel grembo accoglieva se stessa prima di ogni cosa e diceva si, senza neanche accorgersi di cosa.

Mesi dopo pronta nello spazio di se, traboccava di accoglienza, pronta a riversare se stessa traboccante nell altro. Unendosi a se, avvolgendo la scintilla e permettendo lei di trasmutare circolando libera nello spazio del ventre accogliente di Madre Terra.

Ferma immagine costante di energia pulsante di un dettaglio superficialmente irrilevante.

 

 

 

 

intrecciando..

Davanti allo specchio passava la mano tra i capelli.
La sensazione di crespo tra l’indice e il pollice era così famigliare ma allo stesso tempo nuova.
Procedeva a dividere la folta chioma color ora in due, quanto erano lunghi i fili che partivano dalla testa, qualcuno li paragonava alla paglia, altri pensavano che assomigliassero ai fili che ogni angelo lancia alle persone protette. Lei continuava a pensare che infondo erano solo capelli, un grande Maestro, le aveva insegnato che i capelli rappresentano la forza di ogni donna, talvolta ci credeva, altre volte dubitava.
Nella mente scorrevano i pensieri, sembrava che un film si presentasse davanti allo specchio, oltre all’immagine di se stessa la pellicola muoveva immagini impermanenti, non tangibili quasi come e fossero granelli di sabbia che spinti dallo spirito del vento creano immagini per poi disgregarsi e creare qualcosa di nuovo.
I capelli in fondo rappresentavano ogni aspetto di se stessa, ribelle, creatrice, crespa alla vista ma morbida al contatto, facile da acconciare così come da annodare e le trecce che era solita creare con i suoi capelli rappresentavano il tentativo maldestro di rendersi mansueta, stabile e ordinaria. Erano due, così come il mondo interno dilaniato dalla natura paradossale del suo essere: concreta, terrena, spirituale, egoisticamente altruista e dannatamente complicata e terribilmente cocciuta.
Le due trecce poi si univano al centro della nuca come per tentare l’unione di ogni aspetto di se, paradossalmente unico.
Un filo color argento iniziava a prendere posto tra le sue dita, il primo filo d’argento, simbolo forse della ricerca dell’equilibrio.
Forse, il Maestro aveva davvero ragione.

MartulinaGas

Anne, 36 ore fa.

 

Anne si ritrovava seduta accanto al posto del guidatore, stavano iniziando le ultime trentasei ore della sua vecchia vita, un sentimento impercettibile iniziava a crearsi dentro le sue viscere.
Sarebbe ritornata alle radici, le avrebbe risanate della linfa vitale, poi avrebbe intinso la sua esistenza con la Grazia dell Amore Divino del suo Gurudev.
Nulla sapeva di cosa sarebbe accaduto in quella fase della vita: avrebbe partorito nuovamente se stessa o forse no? La domanda continuava a tormentarle i pensieri.
Semplicemente avrebbe sperimentato la solitudine per qualche tempo, aveva timore, il timore della noia, troppe volte aveva lasciato che il sup benessere dipendesse dal riconoscimento dell altro, continuava però ad aver voglia di riempirsi le giornate di cose da fare o gente da incontrare, ma a fatica sembrava resistervi.
Assaporare l’emozione era la piu grande opportunità che le fosse mai accaduta.
Le ultime trentasei ore della vecchia vita erano costellate dal retrogusto di malinconia che riempiva il cuore.Consapevole che qualcosa si sarebbe trasformato, Anne assaggiava con lo sguardo ogni singolo istante presente nella piena fiducia di sempre.

MartulinaGas

paesaggio che toglie il fiato incontro inasapettato

Certo è che una vista così ti lascia senza fiato! Nella mia mente scorre veloce un pensiero e inizio a chiedermi: quanti sono i momenti che rimani senza fiato? la bocca dello stomaco stringe e riesco a vedere la bellezza della città, ogni singola sinuosità del paesaggio urbano, dall’alto del palazzo è possibile percepire un piccolo cambio di frequenza energetica, è chiaro che non si tratta della vista, la testa inizia a frullare, come è possibile, sono così tranquilla, ma la sensazione che si muove nella mia gola è altra, non c’è imbarazzo ma uno strano sentimento che smuove qualcosa dentro.

I segnali di un esperienza particolare sono arrivati già dal mattino, quando succedono così tanti piccoli incidenti sul percorso accade che la mia Anima si sta preparando a qualcosa di speciale, i piccoli incidenti accadono spesso perché vivo in differita, la mia attenzione è in qualche modo spostata in avanti, non riesco a vivere nel momento presente ma sostanzialmente faccio una serie di pasticci, io ormai ho imparato a chiamarli “pasticci premonitori”, dovrei averlo imparato eppure tutte le volte accade qualcosa di nuovo, non sono proprio in grado di mantenere l’attenzione su cosa sto facendo e il mio tempo si sposta di qualche minuto in avanti, ma il mio corpo rimane indietro e così: brucio gli occhiali, cado per terra, rompo il telefono.

Ho imparato che  è premonitore perchè sostanzialmente nove volte su dieci accade che l’evento  diventa il precursore di un esperienza che segnerà in modo significativo la mia esistenza.

Osservo così incantata tutta la città, solitamente i miei occhi sono abituati a vedere ben altro, il bosco è mio amico e non mi piace la città,  eppure vederla dall’alto toglie il fiato.

Seduti a cenare accompagnati dalla bellezza impertinente del panorama iniziamo a parlare e raccontare. Raccontiamo senza filtri, scatta così  la conoscenza ancestrale ed esce fuori la parola sperimentare.

Ci avviciniamo e sperimentiamo, sperimentiamo l’incontro, un incontro differente, dove incontri il Tutto e lasci il niente.

-Massaggiamo? timidamente rispondo, sguardo basso voce  titubante si ma inizio io!

-Andiamo di la? si ma non sul letto.

La mano si appoggia lentamente sulla schiena, riesco a percepire in ogni singolo lembo di pelle la consistenza, la temperatura e cosa accade al corpo dell’altro, nella mia testa frulla una domanda..sarà questo che intendono quando parlano di ascolto?

sento cosa accade in me le mani si muovono da sole, tocco il contorno, sfioro il lembo, sento il contrasto della temperatura, massaggio le mani centri ancestrali di movimenti.plantari.

Ecco la spinta, il cuore si allarga, la mente si spegne e ti do il permesso di entrare, prima entri  da lontano e poi sincronicamente respiri con me..

avviene l’Incontro che non sarà mai contro..

energia incontrastata sempre animata, energia primordiale qualche volte animale..

voglio continuare, devo andare..

Incontro avvenuto forse non del tutto compiuto..

 

MartulinaGas.

 

 

 

 

scrivo, cancello, riscrivo.

scrivo, cancello, riscrivo, scrivo cancello, riscrivo, vorrei essere in grado di scrivere parte del mondo interno, descrivere il particolare dei colori della vita, descrivere l’arcobaleno e la delicatezza del suo intento, esso scivola giù cammina e incanta tanto da fermarsi a guardarlo, dura pochi istanti eppure è così intenso, così accade quando mi prende da scrivere, eppur oggi che tanto ne sento il bisogno, vuoto.

Qualcuno mi disse che il vuoto è pieno, afferro, afferro davvero il concetto ma non riesco a farlo totalmente mio, succede che quando sono vuota, forse sono talmente piena da non poter far fluire le parole, sbloccare scrivendo di poco, scrivendo di niente e forse scrivendo di me, ecco la mia medicina.

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