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Sognare l'emozione

l'emozione è vita

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#chi sono?

Anne, 36 ore fa.

 

Anne si ritrovava seduta accanto al posto del guidatore, stavano iniziando le ultime trentasei ore della sua vecchia vita, un sentimento impercettibile iniziava a crearsi dentro le sue viscere.
Sarebbe ritornata alle radici, le avrebbe risanate della linfa vitale, poi avrebbe intinso la sua esistenza con la Grazia dell Amore Divino del suo Gurudev.
Nulla sapeva di cosa sarebbe accaduto in quella fase della vita: avrebbe partorito nuovamente se stessa o forse no? La domanda continuava a tormentarle i pensieri.
Semplicemente avrebbe sperimentato la solitudine per qualche tempo, aveva timore, il timore della noia, troppe volte aveva lasciato che il sup benessere dipendesse dal riconoscimento dell altro, continuava però ad aver voglia di riempirsi le giornate di cose da fare o gente da incontrare, ma a fatica sembrava resistervi.
Assaporare l’emozione era la piu grande opportunità che le fosse mai accaduta.
Le ultime trentasei ore della vecchia vita erano costellate dal retrogusto di malinconia che riempiva il cuore.Consapevole che qualcosa si sarebbe trasformato, Anne assaggiava con lo sguardo ogni singolo istante presente nella piena fiducia di sempre.

MartulinaGas

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altrove

è una mattina decisamente particolare, mi sono appena svegliata, sento un lieve tepore che arriva dal raggio di luce che scalda il mio viso, la sensazione è così piacevole e per pochi istanti non ricordo dove mi trovo.

É successo davvero? Sono a casa, dopo due anni di frequentazione abbiamo dormito insieme, non avevo mai accettato di correre questo rischio, cerco di portare alla mente cosa sia successo.

Nel frattempo sento Luna leccarmi il viso, ma che ci fa Luna qui? Apro la finestra e vedo il panorama più bello di sempre, il grande tempio di fronte a me arroccato su una montagna e il monte rosso dal lato opposto e io esattamente nel centro, il mio cuore inizia a battere all’impazzata, la gola si riempie di gioia e una lacrima riga il mio viso. La mente, la mia solita compagna di viaggio, non capisce, la sensazione è di stranimento non riesco a collegare razionalmente ciò che mi sta succedendo, sono in un luogo che non conosco, ci sono alcune caratteristiche della mia casa, altre della casa di una persona che è ragione di luce ma spesso anche di ombra, il mio cane e quest emozione così forte che non riesco a controllare, le scarpe di mio marito, il profumo di torta e la felicità che entra dentro di me.

Pensiamo, pensiamo cosa mi è successo, cosa mi ha portato qui? Proviamo a lasciare da parte la mente che continua a lasciarmi quel retrogusto di inquietudine e non mi porta altro che confusione.

É così importante sapere come mai sono qui, cosa è successo, sono così felice che la mia mente riesce a stare in silenzio e finalmente apro l’armadio che conosco e tiro fuori dei vestiti: una gonna lunga perché qualcuno di molto importante mi disse che la gonna è un facile collegamento con Madre Terra, essa rappresenta l’utero, il grande utero che permette la vita a ogni essere umano, facendo questo pensiero, automaticamente prendo lo scialle e lo metto sulle spalle, prendo la spilla, la mia libellula luccicante e pinzo lo scialle, sembra proprio che il mio essere voglia prepararsi con cura a qualche rito particolare.

Generalmente scialle e gonna non mancano mai ai cerchi di donne, questi fantastici luoghi in cui è possibile incontrare altre donne e condividere le proprie conoscenze, creando quel legame di sorellanza che spesso noi donne non ricordiamo possibile.

Divido la folta chioma riccioluta e vermiglia che mi caratterizza e procedo con movimenti veloci e conosciuti a creare due trecce che si uniscono in un’unica treccia finale e pinzo con una forcina e un fiore i miei capelli, sento anche la necessità di truccarmi e così facendo trovo una matita verde, dell’ombretto rosa, del mascara nero e una matita per le labbra.

Mi trucco rendendomi conto di sentire all’interno di me la necessità di rendere onore a ciò che succederà in questa giornata. É usuale truccarsi e prepararsi per un’occasione speciale o per qualcuno di speciale e non mi era mai accaduto di prepararmi per onorare e ringraziare ciò che sarebbe venuto nella mia giornata, ciò mi riempiva il cuore di gioia e gratitudine verso la vita.

Non avevo mai riflettuto quanto, talvolta, basti così poco per prendersi cura di se stessi.

Sento l’odore di torta di mele, finalmente sono pronta, trovo il cestino di mele pieno e istintivamente lo porto al braccio.

Luna viene dietro di me, segue ogni mio passo, senza alcun tipo di legaccio si avvicina e si allontana, improvvisamente mi trovo in mezzo ai prati, stranita dall’assenza del guinzaglio per qualche istante compare la mente: “cosa fai?, ti sembra normale camminare con un cesto?, il cane è senza guinzaglio, ti prenderai una multa!” respiro profondamente e decido di fregarmene, la voglia di vivere e la sensazione che parte dall’interno del mio cuore riusce a far tacere la mente controllante, credo sia la prima volta che mi succede!.

Luna corre felice per il prato e incontra una farfalla giallo oro, il mio occhio vede il punto esatto in cui la luce incontra il monte rosso e si rispecchia sul grande tempio, proprio in quel punto Luna e la farfalla color oro si sono incontrati, decido di sedermi proprio in questo punto e vedo un fiumiciattolo scorrere.

C’è un pietra piatta creata da qualcuno, probabilmente molto tempo fa, questo doveva essere il lavatoio di qualcuno, magari il lavatoio dove una ragazza dai capelli color oro ha incontrato un pastore.

Le immagini scorrono e io senza avere il pieno controllo delle mie azioni mi ritrovo seduta sulla pietra a guardare il fiume.

Prendo dal cesto una mela, tiene tutto il palmo della mia mano, riesco a sentirla è liscissima, leggermente fredda, sembra una di quelle mele privilegiate, nata nel punto più alto dell’albero, abbastanza nutrita dal sole e contemporaneamente protetta dai rami. Gli insetti e gli uccellini non sono stati in grado di arrivarci, situata sufficientemente in alto per cui l’uomo non è riuscito a coglierla prima del tempo lasciandola arrivare a maturazione per poter poi lasciarsi andare nel volo del ramo, adagiata su un letto di foglie, seppur matura non ha neanche un segno di ammaccatura.

Resto a contemplare la mela per un tempo non quantificabile, diverso dal tempo a noi noto, e dopo aver potuto sentire la sua storia vedendo le sue immagini nella mia mente, mi rendo conto che sto comunicando con lei, allora istintivamente le chiedo il permesso di poter assaporare il suo sapore e e riesco a sentire che la mela è in accordo con me.

Avvicino le mie labbra colorate alla mela rossa, liscia, fredda e posso sentire la sensazione della mela sulle mie labbra, le socchiudo un po’ e addento la mela, ora devo scegliere sento il sapore o l’odore? Non ho avuto la necessità di scegliere, le mie papille gustative e il mio olfatto hanno deciso di agire insieme e, non ci sono riuscita a controllare le emozioni e le sensazioni, sono arrivate insieme, sono stata in grado di sentire il dolce, acquoso, croccante e delizioso gusto e l’odore fruttato e inconfondibile delle mele, odore di fresco.

Essere in grado di mischiare le sensazioni contemporaneamente e consapevolmente mi permette di assaporare questo gusto in modo nuovo, succede qualcosa di unico. Mi fermo così per un istante e penso a tutte le volte che mangio di corsa, non senso il sapore ne l’odore delle cose che mi circondano, non dedico attenzione ne a me ne al mondo intorno e spreco così tanta bellezza presente all’interno della mia vita, eccola qua la mia mente: “vedi, sei proprio incapace, non riesci neanche a dedicarti un attimo e fai tanto la filosofa e poi non ti accorgi della bellezza del mondo, predichi bene e quanto tempo era che non riuscivi a mangiare una mela in questo modo?…” ed ecco per un instante dentro la mia gola sento una strana sensazione, un fastidio, vuole scendere giù al cuore, ma la luce presente nel mio cuore, non lascia spazio al giudizio e solo per una frazione di secondo la tristezza entra a far parte di me, uscendone dopo avermi attraversato.

Ho sempre voglia di giudicarmi, chissà se riuscirò mai ad imparare.

Improvvisamente scende la luce del sole, arriva all’altezza delle mie spalle e assume un colore rosso, sento caldo, caldissimo e mi trovo altrove.

(—continua—)

amico bosco

Ogni albero ha un colore, una forma tutta sua e il proprio modo di stare al mondo.

Ogni albero  con l’arrivo dell’autunno  si ritira all’interno del  proprio se, condizione tipica del inverno  e si spoglia delle foglie, amiche fidate  che poco prima di cadere si tingono di colori sgargianti per ringraziare l’albero madre, creatura creante..

Ogni albero nel bosco ama se stesso e il suo luogo, cosi facendo ama gli altri, ama e basta tanto da infondere la pace e la tranquillità a chiunque lo attraversi…
Oggi il messaggio che mi ha lanciato il mio amico bosco è: ama, ama tutto, ama e basta… Ed ecco l emozione che sale e attraversa il mio cuore..
Natura grande maestra di vita…

MartulinaGas

L'immagine può contenere: albero, cielo, nuvola, spazio all'aperto e natura

ombelico

L ombelico, segno indelebile del filo che ci attacca al grembo materno, alla vita..sta al centro del nostro corpo e ci ricorda che ognuno di noi è in vita grazie ad esso..e alla donna che ha creato questo legame..la madre..

Camminare fianco a fianco, percorrendo ognuna la sua strada inevitabilmente intrecciata, costantemente presente, legata dal filo, anche quando non ci sei.

Ogni vita, nasce dalla madre, chiunque essa sia..

MartulinaGas

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Solitudini condivise..

Come potrò vivere, Vittorio è andato via con Nadia, io ho un lavoro precario, ho parlato con Nadia al telefono, lei si è scusata, mi ha detto di essersi innamorata e che non era sua intenzione, ma le farfalle nello stomaco, quelle non si possono contenere.

Le ho risposto che sono contenta per loro, che se loro sono felici di stare insieme io non 306977_2379859505321_4482425_nsono nessuno per impedire quest unione, probabilmente io e Vittorio stavamo insieme per la paura della solitudine.

Nella mente iniziano ad infilarsi i ricordi, immagini che appaiono davanti a me, io e Andrea, il mio scantinato, il mio primo lavoro, la lamentatio continua,

Vittorio si lamenta, io mi lamento.

Prendo il coraggio lascio Andrea, nello stesso giorno Vittorio mi chiama, sono in mezzo ad una strada posso dormire da te, vieni dormi su.

É notte, guardiamo la tv insieme e finiamo a letto, bello il sesso tra noi, direi bellissimo, ne abbiamo fatto così tanto che il giorno dopo ho faticato a camminare.

Vado a lavoro, lo incontro la sera, devi cercarti un appartamento le dico, va bene risponde.

Sono passati undici mesi e ho fatto un traslocco nel frattempo e la mia appendice è stata sempre Vittorio, ho cambiato lavoro, non volevo lavorare con colui che era il mio compagno, se compagno si può chiamare.

Mi salta alla mente una lite furiosa tra noi, quest uomo ha fatto uscire in più occasioni la parte peggiore di me.

“Avevo trascorso l’intera giornata a casa, con la tv accesa avevo deciso stranamente di stirare, non sono mai stata un amante dei lavori di casa, dell’ordine e ora posso dirlo senza sentirmi ne in colpa ne sbagliata, con Vittorio tra l’altro non mi ero neanche più occupata di preparare il pranzo e la cena, semplicemente non mi occupavo delle faccende domestiche. Vittorio si infastidiva continuamente di questa mia poca dedizione al lavoro domestico, per via della sua appartenza familiare la donna era la custode del focolare e avrebbe dovuto tenere la casa come uno specchio e nella mia mente più lui sottolineava la mia manca, più io lasciavo andare il ruolo da massaia, più lui sottolineava un ruolo più il mio animo, forse guerriero creava la situazione diametralmente opposta alla situazione desiderata dal mio compagno. In un certo senso, talvolta funziono ancora così, sarà l’animo ribelle, sono cresciuta, modificata, smussata ma, se ho la sensazione che qualcuno abbia qualche aspettativa nei miei confronti, io tendo a fare qualcosa di diverso o fallisco nell’impresa.

Avevo trascorso, perciò, molte ore della giornata a stirare, ero stanca, e non mi sentivo di ritirare i vestiti stirati all’interno dell’armadio, Vittorio aveva trascorso gran parte del pomeriggio della sera con amici e io ero rimasta in solitudine nella mia casetta, decidendo addirittura di mettermi a riordinare e fare la compagna “perfetta”. Non ero nemmeno uscita per un caffeè, un aperitivo o quant altro ed ero sinceramente felice della giornata trascorsa all’insegna della presa di cura della casa e di me stessa.

Non era arrivato neanche un sms da parte di Vittorio, così a mezzanotte avevo deciso di mettermi a dormire, sul mio comodino avevo appoggiato un libro , comprato il giorno precedente, che aveva attirato la mia attenzione, anni dopo avrei capito che quello era il libro che avrebbe preparato il terreno necessario per l’inizio del mio percorso.

Leggo qualche pagina, parla di una ragazza che intraprende una strada molto lunga e faticosa verso il proprio essere femminile. In precedenza avevo sentito parlare della tradizione della luna, ancora non avevo la minima idea di cosa significasse, ma la mia anima spesso mi mandava alcuni messaggi che ancora non ero in grado di decodificare.

Sento un rumore, ero nel mezzo di un sogno, non riesco a comprendere se il rumore proviene dal sogno o dalla realtà, lenzuolo sulla pelle, mi infastidisce la piega delle lenzula, la nuca mi prude, non ho nessuna intenzione di alzarmi. Sento dei passi, sento il rumore dei passi tipico di Vittorio, non voglio sapere che ore sono e neanche perchè ha tardato così tanto, sento i rumori del bagno, non dico nulla, chissà se mentre dormo verrà a darmi un bacio sulla fronte, aspetto questo momento sento un qualcosa che poggia sul comodino, scoprirò più avanti un pacchetto di Wiston Blu, poi sento un lamento sussurato sotto voce : “ma porca troia i vestiti sul letto, ma perchè cazzo non li ha ritirati” . In quel momento sento un calore su tutto il mio corpo, la testa che gira, il cuore a mille e in mezzo secondo mi alzo salto sul letto e urlando prendo tutti i vestiti e li butto sotto il letto, li prendo a calci e urlo “sei uno stronzo, vattene, potresti apprezzare il mo lavoro non fai altro che criticare, sai cosa faccio, ora ritirati pure i tuoi cazzo di vestiti” In meno di mezzo secondo, avevo buttato in terra tutti i vestiti di Vittorio, coprendo ogni piastrella di un capo differente, fatto uscire ogni lacrima dai miei occhi e mi sono sentita umiliata così tanto da sentire il cuore spezzato in metà. Gli occhi di Vittorio mi guardarono con così tanta sufficenza che mi sentivo proprio una stupida. Raccolsi tutti i vestiti e il giorno successivo ripresi a stirare ogni capo.”

Nella mia mente, molte di queste scene si susseguono, quanto ho pianto in questi mesi, mi ricordo quando Vittorio mi ha costretto a cambiarmi perchè si vergognava di andare in giro con una che si vestiva in modo così eccentrico, non riesco a capire come ho potuto accettarre tutto questo e sopratuttutto la domanda che continua a balenarmi nella mente è sempre la stessa, ma perchè ho accettato tutto questo? Come mai?

Come mai, mi si accende la lampadina, ora lo so…

Sento lo stomaco stringersi in un morso, la gola si chiude, le lacrime scendono e rigano la faccia, come può un solo gesto di gentilezza permettere di ridurmi a vivere con un uomo che non mi ama ani non mi apprezza e non lo farà mai, nella mia mente stava inziando a delinearsi il pensiero di non valere nulla e di essere incapace a fare qualsiasi cosa, ogni cosa che Vittorio mi dicesse per me era verità, solo per quel motivo, se solo si può dire…

se ogni riccio è un capriccio

Credo che i miei capelli mi rappresentino.
Sono ricci, molto ricci,
Non posso pettentinarli tutti i giorni, se cosi fosse creerei una massa crespa e poco sensata.
Se provo a stirarli, sono ribelli e più di qualche minuto non stanno
Con un po di balsamo possono essere pettinatati,non senza dolore, devi essere forte, meglio se lasciati asciugare a al naturale
E per essere decenti non hanno bisogno di troppi trattamenti.
Apparentemente molto difficili da acconciare ma in realtà basta un niente…
Al mattino son così, basta muoverli un pochetto e posso esser pronta anche a letto…
Che dire non sono usuali e anche un po ribelli, ma alla fine sono quelli,
imperfetti, color non so
..ma li accetto cosi…
Oiboh!!!
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storie in scadenza, consumarsi preferibilmente entro…

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Sono quindici giorni molto tristi, è successo ancora, un uomo ha avuto il potere di riempire il mio vuoto per qualche mese e poi ha scelto di condividere la vita con qualcun altra.

Tradita, smembrata, svuotata sono le sensazioni che mi tengono compagnia. Ho pianto tutte le lacrime a disposizione, ho il viso che probabilmente ha un solco, il gusto salato delle mie lacrime mi tiene compagnia e l’unico pensiero presente nella mia testa è: “non sento lo stesso vuoto”, “questo vuoto non è così straziante”, “probabilmente è giusto così!” .

Quando Vittorio mi ha raccontato di aver trascorso la sera precedente con un’altra, la mia reazione è stata paradossale, ho voluto conoscere ogni istante e mentre mi raccontava delle farfalle nello stomaco, la mia mente continuava a ripetere: “il brivido della mano sulla schiena lo conosco bene, sicuramente è un grande amore” le uniche parole proferite dalla mia bocca furono: “si tratta di Nadia” lui guardandomi stupito mi rispose: “ come fai a saperlo?”, “sensazioni, sensazioni è basta, sono felice del vostro grande amore vai!”.

In meno di due giorni, si svuota l’appartamento è oggi a distanza di una settimana mi ritrovo sola, nel mio letto, la sensazione di freddo entra nel mio stomaco e non riesco a far altro che pensare al brivido, Vittorio, una storia tra tante, litigiosa, fastidiosa e incompatibile alla ricerca di quel brivido provato un istante tanti anni prima.

Come è possibile che un brivido durato un istante e prolungato per un anno nella mia adolescenza continui a interferire nella mia vita in maniera così costante, questa è la domanda che continua a ronzarmi nella testa, sento il vuoto ma un vuoto che qualcuno qualche anno prima di Vittorio ha lasciato indelebile nella memoria corporale, da allora non credo di essere abbastanza e mi accompagno con qualcuno alla ricerca del pieno che non è nient altro che vuoto.

Il freddo continua a far parte di me, l’altra metà del letto è vuota e sono indecisa se vivermi il vuoto fino in fondo o alzarmi da questo maledetto letto e costruire qualcosa, una domanda che non si ripete ma rimane stampata nella mia mente, prende forma e assume colore, è il retropensiero che sta nella mia mente e guida queste giornate è semplicemente una: “Chi sono io?”, mi ritrovo superati i venticinque anni a pormi la stessa identica domanda, questa si ripresenta ogni volta che chiudo la porta a una relazione, mi domando come mai sistematicamente sono alla ricerca di qualcuno che riempia il mio vuoto, cambio le mie abitudini, la mia vita e poi…perdo me stessa.

Non sono mai riuscita a far durare una relazione più di un anno e mezzo. Tutti mi dicono sei giovane, ma alla fine cosa mi interessa, giovane o no, ho il tempo di scadenza un po come nelle merendine o nei cibi, trascorso il tempo necessario accade qualcosa per cui tutto va a “puttane” e io ripeto le mie domande, i miei schemi e sono sempre ferma nello stesso punto.

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